Museo d'Arte Moderna Mario Rimoldi

La Collezione e la sua storia

Questa terra dolomitica è destinata ad avere tutti i favori. Non bastano le montagne sublimi sino all'irragionevole, non bastano la sua aria e il suo sole, ravvivanti: non basta la città armoniosa nelle sue case vecchie e nuove, e la gente nata dalle nevi: dalle rocce, dai boschi, da quest’aria e da questo cielo, rosea e pallida, tenace e ardente, non bastano tanti favori: questa terra doveva avere anche una raccolta d'arte contemporanea italiana, tra le più importanti che esistano. Questa raccolta sorse qui, in questa valle di armoniose montagne, perché il bello chiama il bello, e Mario Rimoldi fu l'interprete di tale voce.
Giovanni Comisso

(prefazione al Catalogo della Mostra Italiana del Collezionista,1941)


Tra gli anni Venti e Trenta non vi è comprensione culturale della qualità dell’arte moderna e solo i pittori consolidati dalla storia, sono valorizzati. Inoltre, le istituzioni pubbliche, lente e incerte negli acquisti, vengono sostituite da privati, puri appassionati, dilettanti nella critica d’arte. Rimoldi è uno di loro.
Le prime tele acquistate da Rimoldi negli anni Venti rientrano nella tradizione ottocentesca della pittura italiana: Irolli, Morelli, Gigante e il conterraneo de Zanna.
Ben presto, sia sulle pareti dell’agenzia turistica da lui gestita che all’Hotel Corona appariranno i quadri degli artisti da lui spesso ospitati. Le opere tendono ad essere personalizzate: i pittori vengono invitati dal collezionista ad eseguire, ad esempio, ritratti o paesaggi a lui cari.
Decisivo è l’incontro nel 1929 con Filippo de Pisis, che dal 1924 passa le vacanze estive in Cadore. Con l’arrivo di de Pisis la fusione tra opera e paesaggio ampezzano si fa perfetta: ispirano il suo talento le particolari travature delle costruzioni alpine, i tratti irti dei pascoli, gli abeti, il campanile. De Pisis, artista internazionale ma legato all’ambiente veneto attraverso il Cadore e Venezia, diventa l’autore principe della raccolta Rimoldi e l’aggancio con l’ambiente artistico parigino.
Oltre che negli artisti che si recano a Cortina, il collezionista trova una ricca fonte di aggiornamento e di informazione per gli acquisti nella Biennale di Venezia.
Nel 1941, quando si apre a Cortina la prima Mostra Internazionale del Collezionista, la collezione di Mario Rimoldi è definita nella sua impronta sostanziale e ha raggiunto un pregevole valore. Spiccano gli splendidi de Pisis, i Morandi, i Semeghini. Con i Rosai, i Campigli, i Sironi, il Garbari, il Severini, il Tosi e il Guidi il quadro della pittura dei maestri degli anni precedenti il ’40 è assai più completa che nella maggior parte delle gallerie pubbliche. Il panorama si amplia con le sculture di Arturo Martini, Marino Marini e Mario Sironi.
Nell’esposizione cortinese del ’41 il nutrito elenco di nomi italiani è indicativo delle scelte di Rimoldi. Dei trentadue artisti italiani, più della metà sono veneti (Martini, Juti Ravenna, Rossi) o legati all’ambiente veneziano (Carena, de Pisis, Moggioli, Semeghini). De Pisis occupa un posto di primissimo rilievo, con opere che, pur accentrate attorno a soggetti di Cortina e Rimini, comprendono anche quadri milanesi, veneziani e parigini.
Nella collezione si viene delineando il meglio di ciò che si era prodotto in Italia negli anni fra le due guerre e il Veneto è, da questo punto di vista, uno stimolante osservatorio puntato sull’arte italiana del periodo.
Nel dopoguerra, si cominciano ad intravedere le straordinarie aperture offerte dalla Biennale di Venezia, che spinge Rimoldi a frequentare le prime grandi mostre d’arte moderna, con frequenti puntate anche a Parigi. Scopre così le avanguardie storiche ed entrano nella collezione le opere sperimentali di artisti già rappresentati con quadri figurativi come Severini, Sironi; entra Atanasio Soldati e Alberto Savinio è presente con due opere importantissime.
Il mecenate continua intanto a raccogliere i grandi nomi del primo Novecento tra i quali Campigli, Carrà, de Chirico, de Pisis, Guidi, Morandi, Rosai, Severini, Sironi e Tosi ed, inoltre, s’interessa ad artisti legati al filone figurativo, promossi non ultimo per i loro legami con l’ambiente veneto, come Cadorin, Cesetti, Saetti, Tomea, Depero.
Ampie sono comunque le aperture anche verso nuovi movimenti che si vanno formando fuori dal Veneto: entrano nella collezione La Zolfara di Guttuso -un quadro per il quale Rimoldi rifiuterà offerte di acquisto da parte dell’Hermitage di Pietroburgo- e i protagonisti della nuova sperimentazione, come Corpora, Crippa, Dova, Morlotti, Music, Santomaso, Vedova.
Scopre anche nuovi artisti stranieri, come Kokoschka, Leger, Villon, Zadkine. In breve volgere di tempo, il collezionista si accosta anche ai protagonisti delle neoavanguardie, agli astratti degli anni Cinquanta.
Dalla monografia del 1941 emergeva l’intento collezionistico di raccogliere le opere che amava degli artisti che più gli erano vicini per sensibilità; ora traspare il proposito di costruire una collezione completa, all’americana, degli artisti più significativi del suo tempo.
Gallerie inglesi e americane fanno eccellenti offerte d’acquisto per le sue opere. Entrare nella raccolta sta diventando per un artista un riconoscimento ufficiale. Proprio sul modello del grande collezionismo europeo, inesauribile creatore di gallerie pubbliche, traspare sempre più l’intenzione di legare la collezione a Cortina, mantenendola riunita in una galleria pubblica. Atto ultimo di Rimoldi è, infatti, l’aver predisposto la donazione -divenuta esecutiva nel 1974 per la mano della vedova Rosa Braun- del fior fiore della sua raccolta alle Regole d’Ampezzo. Ne è così scaturito un museo che onorerebbe ogni grande città: la collezione è considerata, infatti, una delle migliori espressioni del Novecento pittorico italiano.
Tra i capisaldi della pittura moderna in Italia, oltre ai 54 de Pisis, spiccano Le Bagnanti di Carena, lo Squero di San Travaso di Semeghini, la Zolfara di Guttuso, il San Sebastiano di Garbari, l’Ile des charmes di Savinio e il Concerto di Campigli.

Negli anni seguenti, numerose sono state le donazioni che hanno arricchito il museo, come quella testamentaria di circa 100 opere di Alis Cabessa Levi. Noti artisti hanno fatto omaggio delle loro creazioni: è il caso di Music, Gard, Madiai, De Stefano, Gonzales, Seppi, Barbarigo, Mimmo Rotella. Il Museo “Mario Rimoldi” è dunque una realtà viva alla quale le Regole rivolgono particolare attenzione, non solo per la salvaguardia, ma soprattutto per la valorizzazione del preziosissimo patrimonio.